Perchè è un brutto segnale se Fashion chiude
A causa della crisi si sono ridotti gli investimenti pubblicitari
Ieri il giornale “Fashion magazine” ha comunicato la sua chiusura immediata. Non entro nel merito delle decisioni dell’editore sulla chiusura, peraltro a ridosso di Natale. Ma sicuramente non è un bel segnale: per l’informazione e per l’industria della moda.
Per prima cosa voglio dire che siamo vicini ai giornalisti della testata e sinceramente spero in un cambiamento (la concorrenza fa solo bene). Tutti leggevano Fashion Magazine per sapere ciò che accadeva nel mondo della moda. Aveva anche un modo non nevrotico di rapportarsi alle notizie.
Quando un giornale chiude è una voce in meno.
Lo so: l’informazione è cambiata, si è andati verso una totale disintermediazione, tutti i giornali sono in difficoltà.
Purtroppo, però, pochissime persone si rendono conto di quanto l’informazione sia fondamentale (mentre lo sa benissimo chi cerca di fermarla).
La stragrande maggioranza dei cittadini pensa che sia un diritto avere l’informazione gratuita; persino in un settore che vende i suoi prodotti e servizi a migliaia di euro.
Ho sempre detestato la frase “gratis in edicola”. Perchè dietro a un giornale c’è un lavoro che non si improvvisa e per il quale non basta saper scrivere o avere una opinione, per quanto intelligente sia. Pensare di non pagare questo lavoro – demandandone il compito alla pubblicità – è un atto miope dei lettori.
C’è però qualcosa di più oltre al tema dell’informazione, ed è la crisi della moda. Oggi commentando la chiusura di Fashion, un grande manager del settore diceva proprio questo: è lo specchio dello stato di salute del settore.
Lo ha detto anche l’editore di Fashion: “Nonostante l’aumento del numero di utenti e di lettori delle offerte editoriali, non è stato possibile raggiungere i risultati economici necessari per finanziare la società, a causa della mancanza di ricavi pubblicitari. Con grande rammarico dobbiamo interrompere le nostre attività imprenditoriali dirette in Italia. Desideriamo esprimere un sincero ringraziamento a tutti i collaboratori per il loro straordinario impegno negli ultimi anni. A causa dei profondi cambiamenti strutturali nel mercato, con budget pubblicitari notevolmente ridotti nella comunicazione specializzata, non è più possibile garantire un finanziamento sostenibile della società”, sono le parole di Markus Gotta, membro dell’Executive Board del Dfv.
E lo ha scritto il direttore Tobias Bayer nell’editoriale di chiusura: “È una decisione dolorosa, che purtroppo rispecchia i tempi che stiamo vivendo. Ogni giorno su Fashion abbiamo scritto di quanto siano grandi le sfide per il settore della moda e di quanto sia sotto pressione l’intero sistema made in Italy con le sue numerose piccole e medie imprese.
Fashion, in quanto media B2B che fa parte di questo sistema, ha naturalmente risentito di tutte queste difficoltà. Finanziare il nostro giornalismo di grande qualità è diventato sempre più difficile di anno in anno. Alla fine, ai nostri soci mancavano le prospettive economiche”.
Attenzione.






