diretto da Maria Silvia Sacchi

Tornano di moda i grandi negozi

Le ultime inaugurazioni mostrano (di nuovo) la tendenza ad avere spazi di sempre maggiori dimensioni, pensati anche come luoghi per vivere. Le preoccupazioni sull’Ai e le missioni nei nuovi mercati nel Punto della settimana

Tornano di moda i grandi negozi

Come guardare avanti, come trovare la serenità? Il lungo mese della moda si è messo in moto, in quella concatenazione che da New York passa la palla a Londra e poi a Milano e Parigi. L’Italia con tutto il suo “bagaglio” ulteriore delle fiere dei vari settori, prima l’oreficeria, ora la pelletteria e le calzature e la pelle, che la rendono diversa da ogni altro Paese per questo suo avere l’intera filiera dell’industria. Nonostante il dispiegamento di forze, il clima nel quale tutto si svolge è tornato negativo, le guerre che non si fermano, il petrolio che non si sa dover far passare, adesso anche l’evidenza del rischio concreto dato dal progredire furioso dell’intelligenza artificiale sul quale hanno messo un pesantissimo alert gli stessi che la stanno sviluppando: va troppo in fretta, bisogna frenare. Mentre l’Ai è già dappertutto.

Il senso di incertezza è tornato prepotente; meglio: non se n’è mai andato, ogni tanto si nasconde ma poi riaffiora con del peso in più, non in meno.

Occorre chiudere occhi e orecchie per concentrarsi solo sul portar avanti il proprio lavoro. Creatività e mercati, ma quali mercati? Per paradosso, gli Stati Uniti restano il luogo a cui tutti guardano, lo abbiamo già scritto tante volte, infatti le iniziative in terreno americano continuano a crescere.

E, a guardare le ultime inaugurazioni, crescono le dimensioni dei negozi. Si tratta di un ritorno: c’era già stata la fase di luoghi di acquisto che si erano fatti sempre più enormi, per poi però a un certo punto ridursi. Adesso sono di nuovo grandissimi, spazi più dove vivere che dove comprare (ma si spera si compri anche).

Sempre parlando di mercati, va ricordata la missione del governo in Argentina e Brasile, la prima dopo l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo di libero scambio Ue-Mercosur e che si è svolta nella settimana appena conclusa.

Tutti i più grandi gruppi del lusso – Lvmh, Kering, Richemont, EssilorLuxottica – sono alle prese con cambiamenti. In Lvmh, al passaggio di testimone in famiglia, si è aggiunto adesso il caso Molly Tea in Cina, e si sa che in Cina non sono mai cose da poco. Kering continua a essere un cantiere e c’è nervosismo. Gucci ancora fatica, e in Saint Laurent le voci si accavallano fin dall’inizio dell’estate, sarà il designer a lasciare come molti scrivono o il ceo, oppure entrambi? O nessuno? Il gruppo svizzero Richemont ha visto la nomina con effetto immediato di Anton Rupert, 39 anni, figlio del presidente Johann Rupert, a vicepresidente non esecutivo del consiglio di amministrazione, segno che anche qui è iniziato il passaggio generazionale. Quanto a EssilorLuxottica lo scontro continua.

Non volevamo deprimervi già il lunedì e quindi concludiamo con le parole di Capasa: “Un miracolo tenere botta in un periodo così difficile a livello globale”.

(Foto dal Mipel di Milano in programma fino a domani)

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Maria Silvia Sacchi
Giornalista professionista. Ha lavorato per le principali testate italiane. Prima di fondare ThePlatform è stata per 23 anni al Corriere della Sera, il più importante giornale italiano, per il quale ha seguito l’industria della moda e del lusso e le evoluzioni delle grandi famiglie imprenditoriali. In Rcs Mediagroup ha impostato e diretto il master in Management della Moda e del Lusso e gli Online Fashion Talks di Rcs Academy.

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