Perché Parigi e Londra guardano con attenzione alla moda
A proposito della presenza di Giorgia Meloni all’apertura della fashion week milanese
Più volte il presidente Emmanuel Macron e la moglie Brigitte hanno aperto le porte dell’Eliseo in occasione della settimana della moda di Parigi. Celebre è rimasto l’invito (2018) rivolto a designer e case di moda di tutto il mondo a stabilirsi, creare e produrre in Francia; cosa che avrebbe permesso, tra l’altro, di iniziare a ricostruire l’intera filiera produttiva della moda che il paese ha perso (e non finora ricreato).
Numerosissime sono le Legioni d’onore riconosciute da Macron e dai suoi predecessori ai protagonisti della moda, non solo francesi. Ovviamente a Bernard Arnault (Lvmh), François-Henri Pinault (Kering) e Axel Dumas(Hermès), ma anche al designer americano Ralph Lauren e, solo quest’anno, tra gli altri, Stella McCartney, William Pharrell, Renzo Rosso, la principessa e designer thailandese Sirivannavari Nariratana Rajakanya. Sempre sottolineando l’impatto culturale e le relazioni diplomatiche create da questa industria.
Ancora, è stata la presidenza francese a promuovere (2019) il Fashion Pact, coalizione globale di aziende della moda impegnate a ridurre l’impatto ambientale della filiera produttiva, programma presentato ai capi di Stato durante il G7 di Biarritz.
Non è da meno la Corona britannica, da sempre al fianco dell’industria della moda anche con la propria presenza diretta. Lo scorso febbraio re Carlo sedeva in prima fila all’inaugurazione della London Fashion Week ed è rimasta storica la partecipazione (febbraio 2018) della Regina Elisabetta, già 91enne, alla sfilata di Richard Quinn, lo stilista a cui ha consegnato personalmente il primo “Queen Elizabeth II Award for British Design”, premio al ruolo svolto da design e moda britannici nella cultura e nel commercio del Paese.
Per non dire dell’impegno nella sostenibilità di re Carlo, ben prima di diventare re: da sempre è uno dei più grandi promotori globali della moda sostenibile, e infatti ha creato la Fashion task force l’interno della Sustainable markets initiative, il programma per spingere il settore privato verso un futuro sostenibile.
Tutto questo lungo preambolo per dire l’importanza che l’industria della moda ha nei Paesi più vicini all’Italia, che ne riconoscono l’impatto sulla cultura e soprattutto sull’economia. In Italia invece non è mai stato così, in parte per colpa della stessa moda che troppo a lungo ha evidenziato solo l’aspetto glamour e l’esibizione della ricchezza al posto della dimensione industriale e anche per la sua eccessiva frammentazione. Solo due presidenti del Consiglio hanno partecipato all’apertura della settimana della moda milanese: Matteo Renzi nel
2016 e Giorgia Meloni quest’anno. Anche per questo ha fatto specie che sia stato proprio Renzi a criticare Meloni, accusata di essere rimasta in Italia per fare campagna elettorale anziché presenziare all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Renzi, va detto, ha criticato l’opportunità del momento, non il luogo. Quanto a Meloni ha spiegato che, in un momento macroeconomico “non facilissimo per il comparto”, era fondamentale dare un segnale concreto di vicinanza a un’industria strategica che rappresenta circa il 5% del Pil nazionale e che nonostante tutto continua a dare grandi risultati.
Come che sia, ottenuto quello che è sicuramente stato il riconoscimento più importante della settimana della moda che si è conclusa ieri con la sfilata di Armani, il settore e i suoi protagonisti devono adesso più che mai dimostrare la propria maturità e serietà d’impresa.
Quanto a ThePlatform siamo andati alle tante presentazioni e sfilate di Milano, guardando soprattutto ai giovani. Pensando ai giovani che vogliono e/o potrebbero entrare in questa industria abbiamo pubblicato la banca dati delle scuole di moda italiane (trovate l’articolo anche in questa newsletter). Sono tutte le scuole di moda, la più completa banca dati esistente.
(Nella foto, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni con, a sinistra, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala e, a destra, il presidente di Camera moda, Carlo Capasa)
Questo articolo è protetto dal diritto d'autore. È vietata la riproduzione integrale o parziale senza autorizzazione scritta.






