diretto da Maria Silvia Sacchi

Dario Vitale, Armani e la nuova stagione senza il fondatore

Un segnale al mercato sulla direzione anche per gli equilibri societari. Wintour a Milano e l’impatto dell’aumento dell’energia nel Punto della settimana

Dario Vitale, Armani e la nuova stagione senza il fondatore

Settimana parecchio movimentata quella che si è chiusa ieri e che ci porta nella fashion week milanese che si apre domani. 

Non hanno fine arrivi e partenze nelle società e nei marchi (altro si attende, anche tra i più grandi) che devono far fronte a un contesto in totale rivoluzione. “Mai visti tanti cambiamenti in così poco tempo”, ha detto anche Anna Wintour al Corriere della Sera, ed essendo che Wintour è “sul pezzo” con autorità dal 1988, anno in cui assunse la guida di Vogue America (dal 2025 è direttore globale di Vogue), può ben certificarlo. Tra i tanti cambiamenti anche quello della stessa Wintour verso Milano e la moda italiana. Ha fatto bene Eva Desiderio a ricordarlo e lo stesso Mario Boselli solo poche settimane fa si ascriveva giustamente il merito (all’epoca era presidente di Camera moda) di aver salvato la settimana milanese proprio da Wintour che la voleva ridotta a poco più di un weekend. Domani la direttrice globale di Vogue inaugurerà di fatto la fashion week milanese con il “Vogue World: Milano”, super evento per 500 ospiti. Ma negli anni attorno al 2010-2015, al massimo del suo potere, cercò di spostare l’asse a favore della moda americana limitando la sua presenza in Italia a pochi giorni spingendo, così, a rivedere i calendari delle sfilate. Senza Wintour in prima fila non si poteva stare, era l’opinione dell’epoca. Storico lo sgambetto a Giorgio Armani, con un aereo per Parigi preso proprio prima della sua sfilata. “Quello che sta accadendo è gravissimo per il sistema Paese – aveva ammonito già alcuni anni prima, nel silenzio degli stilisti, Diego Della Valle -. Tre giorni invece di sei-sette sono una grande perdita, sia per chi spera che Milano sia il trampolino di lancio che per Milano stessa. Non si può ridurlo a un problema di calendari, di stilisti che litigano per le mezzore. Questo è un problema del Paese intero, è il momento per difendere le nostre eccellenze. Non possiamo apparire come fashonisti in conto terzi”. Era un altro mondo, è vero, ma ricordare serve a capire meglio. E anche a dare merito di essere riusciti, non solo a resistere, ma a migliorare la propria posizione.

Si stanno creando nuovi equilibri mondiali mentre la tecnologia rompe una volta di più ogni schema con una velocità che disorienta e mentre le persone cercano stimoli guardando altrove rispetto alla moda. Un contesto nel quale alle aziende è difficile trovare la risposta giusta, per di più mentre affrontano il passaggio da una generazione all’altra nella proprietà, che come si sa è questione delicatissima, e tra dipendenti e fornitori. 

Anche per questo la nomina più importante della settimana è stata certamente quella di Dario Vitale da Armani (se ci seguite ricorderete che l’avevamo scritto a giugno, ma le voci “non sono vere” aveva detto per tutta risposta Leo Dell’Orco all’Ansa). È una nomina dirimente perché il designer inaugura la nuova stagione di Armani senza Armani a tutti i livelli, non solo tra abiti e accessori. Essendo il gruppo milanese ufficialmente in una fase di ricerca di un nuovo assetto azionario questa volta Vitale non può non essersi protetto dopo l’esperienza in Versace, dove il cambio di proprietà lo costrinse a lasciare appena arrivato. Dare una svolta alla parte stilistica è un segnale per il mercato. In questo anno dalla morte del fondatore le speculazioni su quello che sarà il nuovo azionariato del gruppo milanese sono state tante, noi restiamo dell’idea che la quotazione sarebbe la soluzione migliore.

Gli argomenti sono tantissimi, ma chiudiamo con un tema che sta impattando notevolmente sull’industria: il costo dell’energia. Il presidente di Confindustria moda Luca Sburlati ha chiesto al governo misure immediate per le imprese maggiormente esposte al prezzo del gas, ovvero tintorie stamperie e finissaggi, dove il gas è strettamente legato ai processi produttivi. “Quando va in difficoltà la nobilitazione, va in difficoltà tutta la filiera – ha detto -. Se perdiamo tintorie, stamperie e finissaggi, perdiamo competenze e capacità produttive difficilmente ricostruibili”. 

Costi destinati ad aumentare ancora e che avranno un impatto sull’inflazione, come ha ricordato il presidente di Assarmatori Stefano Messina, oltre a penalizzare le esportazioni italiane se le navi fossero costrette ad allungare il viaggio passando per Gibilterra. Insomma, a chi riesce a tenere va detto bravo.

(Nella foto EA7 Emporio Armani Training primavera/estate 2026)

(Questo articolo accompagna la newsletter di ThePlatform che ogni lunedì mattina alle 7,00 arriva nelle caselle di posta elettronica degli iscritti e viene pubblicata qualche ora dopo sul sito. Per iscrizioni compilare il form sul sito)

Share this post:
Maria Silvia Sacchi
Giornalista professionista. Ha lavorato per le principali testate italiane. Prima di fondare ThePlatform è stata per 23 anni al Corriere della Sera, il più importante giornale italiano, per il quale ha seguito l’industria della moda e del lusso e le evoluzioni delle grandi famiglie imprenditoriali. In Rcs Mediagroup ha impostato e diretto il master in Management della Moda e del Lusso e gli Online Fashion Talks di Rcs Academy.

Iscriviti alla Newsletter

Per favore conferma che vuoi ricevere la Newsletter di The Platform tramite

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento cliccando sul link nel footer delle nostre email. Per informazioni sulle nostre pratiche sulla privacy, visita il nostro sito web.

We use Mailchimp as our marketing platform. By clicking below to subscribe, you acknowledge that your information will be transferred to Mailchimp for processing. Learn more about Mailchimp's privacy practices.