Dai numeri delle aziende una sostanziale tenuta
Il primo maggio intanto è entrato in vigore l’accordo tra Unione europea e Mercosur
In un quadro geopolitico che continua a presentare sorprese, oltre che dolore, i numeri che arrivano giorno dopo giorno dalle grandi aziende raccontano che la normalizzazione (da una parte) e la polarizzazione (dall’altra) del settore della moda e del lusso restano ancora lì. Gli accadimenti di oggi, insomma, sembrano avere finora meno impatto di quel che si è avuto nel post Covid – che aveva creato, appunto, demarcazioni profonde – e almeno i grandi nomi stanno governando il mare in tempesta, talvolta molto bene.
Tra i tanti numeri della scorsa settimana, anche quelli della Giorgio Armani, i primi dopo la morte dello stilista lo scorso settembre (sotto il relativo articolo). Più che i risultati, però, il mercato sta cercando di capire cosa sarà di questo marchio così importante per la storia della moda, non solo italiana. Si avverte come il rischio di un lento oblio. D’altra parte, se c’è una cosa difficile per un’impresa, quella è traguardare il passaggio dal fondatore, a maggior ragione di un fondatore che ha plasmato ogni aspetto dell’azienda a propria immagine e somiglianza.
Intanto settimana scorsa, dopo la strategia dell’attesa messa in atto, è arrivato nelle sale, e con brillanti risultati di botteghino, il sequel del “Diavolo veste Prada”. Tra i tanti temi, la sostenibilità che, dopo aver vissuto un momento di grande accelerazione, sembrava aver ritracciato anche sulla spinta negativa proveniente dagli Stati Uniti. La crescita di acquisti di abiti e accessori usati e delle conseguenti valutazioni dei suoi protagonisti come Vinted (trovate i numeri in questa newsletter) raccontano una storia diversa. Sarà, quindi, interessante vedere cosa uscirà dall’edizione 2026 del Global Fashion Summit che da domani a giovedì 7 maggio riunisce a Copenhagen esperti da tutto il mondo. Il tema dell’anno è “Costruire un futuro resiliente” e, tra gli interventi italiani, il presidente di Confindustria moda Luca Sburlati e il co-ceo di Cucinelli Riccardo Stefanelli.
Non avevamo sottolineato la scorsa settimana, e per questo lo facciamo comunque adesso data la centralità della formazione professionale per il settore, l’idea lanciata dal ministro dell’Istruzione Valditara – durante il premio Maestro del made in Italy – di superare la distinzione tra licei e istituti tecnici. Da considerare con attenzione.
Infine, la settimana trascorsa è stata quella del primo maggio. Una data che nel napoletano, ad Arzano, ha visto cambiar nome al Viale dell’Industria, rinominato in onore di Ciro Paone, fondatore di Kiton. E che a livello mondiale ha segnato l’entrata in vigore dell’accordo Mecosur con l’Unione europea, una intesa che gradualmente toglierà le barriere tariffarie che rendevano impervio per le imprese italiane penetrare in questi mercati (il dazio suabbigliamento e calzature in pelle è stato finora del 35%) Anche se restano alcuni timori, si aprono però all’esportazione Paesi come il Brasile sui quali le associazioni che rappresentano la moda hanno molto puntato.
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