diretto da Maria Silvia Sacchi

Quell’alleanza tra Italia e Francia per proteggere la filiera

Gli effetti dell’accordo siglato da Camera moda con la Fédération de la Haute Couture. Come stava un anno fa Valentino. Il Punto della settimana nella newsletter di ThePlatform

Quell’alleanza tra Italia e Francia per proteggere la filiera

Quando, all’inizio di giugno, il ministro delle Imprese e made in Italy, Adolfo Urso, aveva incontrato a Parigi il fondatore e amministratore delegato di Lvmh, Bernard Arnault, qualche imprenditore dell’industria italiana attento agli equilibri politici si era domandato: perché? Cosa ci si doveva attendere? Va detto che a Parigi Urso aveva incontrato, nello stesso giorno, anche il ceo di Kering Luca de Meo e già aveva ricevuto a Roma l’azionista di Kering François-Henri Pinault, ma questo era sembrato più logico, considerate le difficoltà che stanno incontrando alcuni marchi posseduti da Kering e che per il loro riassetto necessitano di un confronto con le istituzioni italiane.

Anche Lvmh, che è il primo gruppo del lusso al mondo, ha notevoli interessi in Italia: una lunga sfilza di marchi acquisiti, 200mila dipendenti, l’80% della sua supply chain nel nostro Paese, investimenti su investimenti. Dunque l’interesse è evidente. Eppure mentre erano in corso gli appuntamenti della moda maschile tra Firenze e Milano quell’incontro aveva sollevato curiosità.

Nell’occasione, Urso aveva parlato della necessità di creare un “patto di sistema” tra Roma e Parigi, sottolineando come Italia e Francia rappresentino oggi “un unico ecosistema industriale” nel comparto fashion & luxury. “Dobbiamo lavorare insieme per rafforzare la catena del valore in Italia, che è diventata la fabbrica del lusso mondiale”.


La risposta si è avuta la scorsa settimana quando Camera della moda e Fédération de la Haute Couture et de la Mode, in occasione del Summit Francia-Italia di Cannes, hanno firmato un protocollo che ribadisce un’alleanza che risale agli inizi degli anni Duemila. Se il comunicato di Camera moda sottolinea gli aspetti tecnici del protocollo – collaborazione sulle fashion week, formazione, visione condivisa a livello europeo in particolare su Esg e proprietà intellettuale – il ministro Urso ha offerto una visione più ampia: “Oggi – ha detto – si fortifica un’alleanza strategica senza precedenti tra i due Paesi produttori del lusso nel mondo. È la scelta di unire forze, visione e responsabilità, condividendo un unico ecosistema industriale e creativo”. E ancora: “Con questa intesa che abbiamo fortemente auspicato – ha aggiunto – rafforziamo le nostre filiere, consolidiamo le nostre catene del valore e diamo maggiore forza alla tutela del comparto nelle sedi europee. È una svolta che segna una nuova stagione per la nostra moda nella competizione globale: più forte, più coesa, e soprattutto più integrata”.

Che Italia e Francia collaborino e non si facciano invece la guerra – ancora si ricordano alcune dichiarazioni infelici nel momento più caldo delle inchieste del tribunale di Milano sul caporalato – è sicuramente un bene. Quello che ci sembra necessario – almeno visto dall’esterno – è che, perché l’intesa tra i due Paesi porti “alla creazione di un unico ecosistema industriale e al rafforzamento delle filiere” di questa stessa intesa siano parte anche l’industria e le filiere. Intanto, però, prendiamo il buono: considerate le interconnessioni così forti tra i due Paesi, è bene che marcino insieme.

E a proposito di marchi che fanno capo alle galassie francesi, in questo caso di Kering, la settimana scorsa sono usciti i dati 2025 di Valentino. Numeri difficili, con un calo del fatturato del 15% e del margine operativo lordo del 41%. Trovate i dettagli nell’articolo che accompagna questa newsletter. Qui vale la pena ricordare che esattamente un anno la maison romana aveva vissuto una improvvisa discontinuità con l’uscita non prevista dell’amministratore delegato Jacopo Venturini (era stato uno scoop di ThePlatform). Si era negli ultimi giorni di giugno e per arrivare alla nomina del nuovo ceo erano servite diverse settimane. Alla fine, la decisione era caduta sul naturale candidato interno, ovvero Riccardo Bellini, manager di punta di Mayhoola (l’azionista del Qatar di Valentino, a cui si affianca Kering con un 30% che dovrebbe/potrebbe crescere, chissà quale sarà il futuro di questa alleanza) che ha ereditato in corsa una situazione non facile sotto tutti i punti di vista, compresa una direzione stilistica definita e chiara attorno alla quale l’azionista ha fatto quadrato fin dal primo momento.

Infine, tra le notizie della settimana passata segnaliamo l’uscita dell’amministratore delegato di Versace, ultimo tassello della Medusa pre-acquisizione da parte di Prada. E l’intervista esclusiva rilasciata a ThePlatform dall’amministratore delegato di Marquee Brands, Heath Golden, su Cavalli, di cui la società americana ha acquisito la maggioranza.

(Questo articolo accompagna la newsletter di ThePlatform che ogni lunedì mattina alle 7 arriva nella caselle di posta elettronica degli iscritti e viene pubblicato qualche ora sul sito – Per iscrizioni occorre compilare il modulo sul sito)

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Maria Silvia Sacchi
Giornalista professionista. Ha lavorato per le principali testate italiane. Prima di fondare ThePlatform è stata per 23 anni al Corriere della Sera, il più importante giornale italiano, per il quale ha seguito l’industria della moda e del lusso e le evoluzioni delle grandi famiglie imprenditoriali. In Rcs Mediagroup ha impostato e diretto il master in Management della Moda e del Lusso e gli Online Fashion Talks di Rcs Academy.

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