diretto da Maria Silvia Sacchi

Perchè quello che dice Arnault è più importante dei risultati di Lvmh

I risultati di Lvmh sono stati in linea con le attese del mercato, ma venerdì le azioni del colosso francese sono salite di quasi il 13%, trascinando tutto il settore. Il motivo? È nelle parole di Arnault

Perchè quello che dice Arnault è più importante dei risultati di Lvmh

(English version below)
Giovedì 25 gennaio, a mercato chiuso, sono stati pubblicati i risultati annuali del gruppo Lvmh, di gran lungo l’agglomerato più importante del settore per dimensione e capitalizzazione.

Dopo la peggior stagione di risultati (il periodo luglio-settembre) degli ultimi sei anni, c’era parecchia attesa per l’ultimo trimestre del 2023 per il quale il mercato attendeva un miglioramento, seppur lontano dai fasti del 2021-22. 

Prima di Lvmh avevano pubblicato risultati, pieni o parziali, Brunello Cucinelli (ottimi ancora una volta), Richemont (in parte buoni), Burberry (non positivi) e Watches of Switzerland (non positivi)

Lvmh però conta più di tutti per una serie di motivi:

·       È la prima società a riportare in dettaglio l’intero anno passato

·       È la società più grossa, tanto da essere considerata una specie di proxy, un indice del settore

·       È presente in tutte le categorie: dalla pelle all’abbigliamento, dai gioielli agli orologi, dai liquori alla cosmetica, dai grandi magazzini al dettaglio duty-free e agli hotel

Insomma, sono i risultati di Lvmh che tendono a dare un’impronta e una direzione al settore. E in un momento delicato come questo l’attesa era quasi spasmodica.

La divisione Moda

Da anni, ormai, l’andamento in Borsa di Lvmh – che era arrivata a essere la società con la maggiore capitalizzazione in Europa, prima che arrivasse il “treno” di Novo Nordisk, produttore di un farmaco anti-diabete utilizzato invece per dimagrire – riflette principalmente la performance della loro divisione Fashion & Leather Goods. In sostanza i marchi della moda a partire da Louis Vuitton (23 miliardi di euro fatturato), Dior (11 miliardi o giù di lì, sono stime perché il gruppo non dà il dettaglio dei fatturati per marchio) e poi Fendi, Celine, Loro Piana, Loewe ecc ecc. 

L’altra sera, quindi, gli occhi erano puntati su due metriche:

·       crescita organica nel quarto trimestre della divisione Fashion & Leather Goods anno su anno

·       profittabilità della divisione nel secondo semestre

Questo per capire se i più grandi del settore se la fossero cavata bene o meno.

Risultati come nelle attese

Lvmh ha riportato dati divisionali IN LINEA, anzi con un filo di aiuto dalle valute; ovvero una crescita del 9% circa. Quindi nessun intoppo, ma neanche nessuna sorpresa positiva. In linea. Visti certi disastri altrove e timori ingiustificati sul settore, ci sta che, avendo risultati in linea, il titolo qualche beneficio lo abbia…difatti l’Adr che viene scambiato in Usa fa +3%.

Ma la Borsa super-festeggia

Invece no. Il mattino dopo, venerdì 26 gennaio, in Borsa Lvmh ha fatto +12,8% (sono quasi 40 miliardi di euro di capitalizzazione in più per capirci…. più di Moncler, Prada, Cucinelli, Ferragamo e Tod’s messi insieme) e ha trascinato su il settore alla grande, con titoli che sono saliti dal 3% all’8% di riflesso. È salito tutto, la qualità e anche, diciamo, “il resto”.

Dopo mesi di sfiducia il settore all’improvviso dà forti segni di vita, punendo chi continuava a remargli contro.

Ma perché tutto questo ? I risultati non erano in linea con le aspettative?

La presenza del numero 1

Il punto è che ai risultati di fine anno è sempre presente Bernard Arnault, l’uomo più potente di Francia e del settore. 

Un po’ come per Warren Buffett, tutti ad ascoltare e a capire dai suoi toni e dalle sue parole come sia messo il Lusso. Arnault non sempre ha ragione (clamoroso fu l’errore a gennaio 2020 quando fu informato male sul pericolo del Covid – ma furono in tanti a sbagliarsi) ma spesso sì; e, soprattutto, crea lui il trend, oltre a descriverlo.

Cosa ha detto giovedì sera il presidente e amministratore delegato di Lvmh? Oltre a scherzare sulle difficoltà dei concorrenti e a incensare Cartier (vedi ThePlatform del 25 gennaio), ha giocato il jolly in maniera strepitosa: ha “normalizzato la normalizzazione” del settore.

Mi spiego: nel sostenere che dopo le crescite pazzesche del 2020-23 era giusto e assolutamente necessario tornare a un “sano” 8-10% di crescita ha, in un colpo solo, avvertito tutti che i tassi di crescita giusti erano questi e che il lusso non può crescere al 20-25% annuo. Tutte cose che sapevamo, ma stavolta è arrivato l’imprimatur del numero 1.

Una crescita “normale”

La normalizzazione della crescita (la media degli ultimi 20 e 10 anni è il 6,5% annuo) implica un ritorno alla crescita sostenibile per un mix più equo tra prezzi e volumi…io infatti penso a un 5-6% quest’anno, un 6-7% il prossimo. Sono numeri importanti ma molti diversi dal +20% visto post-Covid. 

Questa è la normalizzazione, dove chi è più forte e/o più bravo farà meglio (un 10-12%) ma si torna a ritmi di crescita “giusti”, o “garbati” come da sempre sostiene Brunello Cucinelli.

Nello spiegare che la crescita dell’8-10% è la dimensione giusta e corretta per il settore, Arnault ha normalizzato il discorso sulla normalizzazione, e così facendo ha resettato tutte le aspettative.

Ha anche abbassato le aspettative per il suo gruppo. Sappiamo tutti che Dior sta decelerando velocemente dopo anni di crescita eccessiva… anzi, pensiamo che Vuitton abbia uno slancio più sostenibile nonostante le dimensioni di oltre due volte maggiori, e da qui la mossa intelligente di nominare Pietro Beccari, che ha il tocco di re Mida. Quindi qualsiasi previsione a doppia cifra sarà vista come una battuta.

Ma il punto è questo: se io dico che la crescita del settore rallenta a una media di una cifra suona come un avvertimento, se Arnault dice che è solo il punto di riferimento …. è probabile che lo batta comunque. Quindi, i suoi risultati hanno normalizzato i discorsi sulla normalizzazione della crescita, hanno dato un tono e rassicurato sul fatto che, come sapevamo, il lusso rimane resistente. Per questo, gestendo un fondo di marchi di lusso e un azionista di Lvmh, gli sono grato.

La volatilità rimarrà per un po’, ma la direzione di marcia è più sana di quanto si pensasse. Arnault è ottimista, e dovreste esserlo anche voi.

Ci normalizziamo, ma continuiamo a crescere.

(English version)

The evening of January 25th, after market close, saw the release of the full year print from Lvmh, by some distance the largest Luxury Group by size and market value. Let’s focus on the moment: after the worst July-September reporting season of the last six years, there was a lot of anticipation with regards to the last quarter of the year during which the market expected a degree of improvement albeit at some distance from the peaks of 2021-22. Prior to Lvmh we have had results, full or partial, from the likes of Brunello Cucinelli (excellent yet again), Richemont (good to a point), Burberry (very poor) and Watches of Switzerland (very poor).

Lvmh matters much more though, for a number of reasons:

·       They are the first to report the full year in detail

·       They are the largest and are essentially a proxy for the sector

·       They are a broad church and are active in so many categories: from leather to apparel, from jewellery to watches, from spirits to Beauty, from department stores to duty free retail and hospitality

In other words, Lvmh’s results are the ones that set the tone and direction for the sector, and in an uncertain moment like this one the interest was sky-high.

For many years now, the stock market performance of Lvmh (it had become Europe’s largest stock before the Novo Nordisk steam train) reflected essentially the performance of their Fashion & Leather Goods division..in other words the fashion brands such as Louis Vuitton (think of €23bn revenues), Dior (€11bn or thereabouts) and then Fendi, Celine, Loro Piana, Lowe etc. So all eyes were focused on two metrics the other night:

·       Organic Year-on-year growth of the division in Q4

·       Profitability level of said division in the second half

This is in order to understand if the sector big boys had navigated the challenges well or not

So Lvmh reported divisional result IN LINE or indeed with a little help from currencies…that is +9% organic roughly so no shocker but no real positive surprise either. In line. Given disasters seen elsewhere and unjustified sector concerns, it makes sense that reporting in line should benefit the stock price…so much so that the Adr traded in the US was up 3%.

But no – the following morning Lvmh stock is up 12% (that is the equivalent of almost an extra €40bn in value….more than Moncler, Prada, Cucinelli, Ferragamo and Tods put together) and thus lifts the entire sector with stocks up 3-8% as a result. Quality performs, plus all else.

After months of poor faith in the sector, suddenly it fights back showing strong signs of life….hurting all those that had bet against it.

But why all this? Were results not as expected as we wrote ?

Yes indeed, but at the full year presentation we always have Bernard Arnault, the most powerful man in Luxury and in France….a bit like Warren Buffet, all listening to the oracle to catch a glimpse of what the state of Luxury really is. Arnault is not always right (he was badly wrong in January 2020 on Covid as he had been badly informed, but so had so many others) but he often is and above all it is he who sets the trend beyond just illustrating it.

So what did Arnault say last Thursday evening ? Beyond joking at the challenges experienced by many competitors and praising Cartier (this is another story) he played his trump card spectacularly well: he normalised the sector normalisation.

Let me explain: in telling us all that after the crazy growth of 2020-23 it was time to return to a ‘healthy’ 8-10% growth, in one fell swoop he reminded all that the ‘correct’ growth rates hereon were these and that luxury cannot possibly grow at 20-25% a year. We knew all this, but this was the knowledge coming from number 1 in the space.

Normalisation of growth (the average of the last 20 and 10 years is 6.5% yearly) implies a return to sustainable momentum with a better mix between price and volumes…indeed I am looking at 5-6% growth this year, 6-7% next. These are important numbers, but a far cry from the 20% experienced post-Covid. This is normalisation, where the best and/or strongest will do better (think 10-12%) but we return to the ‘right’ rate of growth…’gracious growth’ as has been argues since ever from Brunello Cucinelli.

In explaining that an 8-10% growth rate is the fair dimension for the sector, Arnault has normalised talk of normalisation, and so reset all expectations.

He also set expectations lower for his Group (we all know Dior is decelerating fast after years of excessive growth…indeed we think Vuitton has more sustainable momentum in spite of being >2x size and hence the smart move across of midas-touch Beccari) so any double-digit print will be seen as a beat.

But the point is this: if I tell you that sector growth slows to mid-single digit it sounds like a warning, if Arnault tells you that it just sets the benchmark….one he is likely to beat anyway. So his results chat normalised the talk of growth normalisation – it set the tone and reassured that, as we knew anyway, Luxury remains resilient. So for that, running a Luxury Brands Fund, and an Lvmh shareholder, I am grateful.

Volatility will stay for a while, but the direction of travel is healthier than some thought. Arnault is optimistic – so should you be.

We normalise, but we continue to grow.

*Investment Manager, Gam Investments

(foto dal profilo Instagram di Antoine Arnault)

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