diretto da Maria Silvia Sacchi

Per la moda è America first

I marchi sfilano negli Usa e ridisegnano le loro organizzazioni. La sostenibilità intanto è scalzata da geopolitica e intelligenza artificiale. Il Punto della settimana

Per la moda è America first

Sempre di più con gli occhi rivolti allo spazio. Mentre si aspetta questa settimana il debutto in Borsa di SpaceX, l’azienda aerospaziale di Elon Musk, che si quoterà sul Nasdaq in quella che si annuncia come la più grande Ipo della storia, il gruppo Prada la presentato a New York il tessuto interno (quello esterno era già stato presentato) per un capo di nuova generazione che sarà indossato dagli astronauti che torneranno sulla Luna nell’ambito della missione Artemis IV della Nasa. Una collaborazione, tra Prada e Axiom Space, che vedrà ulteriori prossimi sviluppi.

Attesa di tutt’altro genere domani al ministero delle Imprese e del made in Italy, considerato che si cercherà di sbrogliare la crisi di un gruppo tra quelli che hanno fatto la storia della moda italiana, Aeffe. La situazione non è semplice, nonostante le manifestazioni di interesse arrivate. L’azienda che ha marchi come Alberta Ferretti e Moschino è ai tempi supplementari. Per una crisi risolta – come è stato per la Perla o, proprio settimana scorsa, per Kasanova – altre faticano a trovare l’uscita. Domani a Milano intanto il presidente di Confindustria moda Luca Sburlati farà il punto presentando il volume “Lo stato della moda – Scenario economico del settore tessile-abbigliamento”. 

Sburlati è reduce da Parigi, dove ha festeggiato il 2 giugno all’ambasciata francese. I rapporti tra Italia e Francia si intensificano. Settimana scorsa il ministro Urso ha incontrato nella capitale francese i vertici di Lvmh, a partire dal suo presidente e ceo Bernard Arnault, e di Kering, con il ceo Luca de Meo. Le aziende italiane e francesi sono troppo connesse tra di loro per poter essere viste come entità separate. Di questo si parlerà anche giovedì a Torino al forum economico franco-piemontese organizzato insieme all’ambasciata di Francia in Italia con tavoli settoriali tra i quali, appunto, moda e lusso (gli altri sono spazio e aeronautica, intelligenza artificiale e mobilità e innovazione). Un nuovo appuntamento dopo quello tenuto in Toscana due settimane fa. In generale, gli incontri di discussione sulla moda si stanno intensificando e sono sempre più tecnici per rispondere a domande concrete. 

Proseguono ancora gli assestamenti manageriali. Come avevamo scritto, Gianfilippo Testa ha lasciato McQueen e la guida della società britannica del gruppo Kering (nessun licenziamento, alla fine) è stata affidata a un altro italiano, Gianfranco D’Attis. Ora si attende di sapere il prossimo approdo di Testa, si dice sarà italiano, chissà.

Non è semplice curiosità sapere chi va dove, perché da questi cambiamenti si capiscono le strategie messe in atto dalle imprese. In un articolo che trovate nella newsletter di questa settimana le nomine avvenute nelle aziende della moda e del lusso mostrano, per esempio, l’interesse crescente per gli Stati Uniti. Nonostante l’instabilità nel mondo agitata dalla presidenza americana, il mercato statunitense per la moda continua a crescere. Per questo Chanel, Dior, Gucci, Hermès, Vuitton e la scorsa settimana Zegna hanno scelto di presentare qui le proprie collezioni. E se il presidente esecutivo del gruppo italiano risponde “America, America, America” alla domanda su quale sia l’area con il maggior potenziale, analizzando gli spostamenti manageriali dei gruppi si vede come dall’inizio del 2026 molte delle principali maison abbiano ridisegnato le proprie strutture manageriali proprio su questo mercato.

Infine, nel Punto di settimana scorsa ci domandavamo quanto fosse ancora importante la sostenibilità. A questo ha risposto un report di Bcg: la sostenibilità è sempre meno un tema di comunicazione e sempre più una variabile finanziaria che incide su costi, margini e accesso al capitale. Eppure, scrive Bcg, mentre le implicazioni economiche si fanno più concrete, l’attenzione dei vertici aziendali è in calo: le menzioni di temi ambientali e sociali nelle call dei principali brand sono diminuite di circa un terzo dal 2022 in favore di dazi, geopolitica e intelligenza artificiale. 

(nella foto, un particolare della sfilata Zegna a Los Angeles)

(Questo articolo accompagna la newsletter di ThePlatform che ogni lunedì mattina alle 7 arriva nelle caselle di posta elettronica degli iscritti e viene pubblicata sul sito alcune ore dopo).

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Maria Silvia Sacchi
Giornalista professionista. Ha lavorato per le principali testate italiane. Prima di fondare ThePlatform è stata per 23 anni al Corriere della Sera, il più importante giornale italiano, per il quale ha seguito l’industria della moda e del lusso e le evoluzioni delle grandi famiglie imprenditoriali. In Rcs Mediagroup ha impostato e diretto il master in Management della Moda e del Lusso e gli Online Fashion Talks di Rcs Academy.

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