McQueen tra tagli e riassetti al vertice. Il ceo Testa in uscita
Sul mercato si parla di una prossima uscita dell’amministratore delegato. Intanto sulla sostenibilità le aziende vanno in ordine sparso. Il Punto della settimana
Il via vai non si arresta. Nuovi amministratori delegati, nuovi stilisti. Diverse donne tra le nuove ceo, come già avevamo segnalato, e soprattutto là dove le situazioni sono più complesse o sfidanti in un momento di mercato confuso. Altre nomine di donne ceo – si dice – arriveranno.
Intanto sul mercato, però, si parla di una prossima uscita di Gianfilippo Testa dalla guida di Alexander McQueen. La società inglese è quella che sta subendo i tagli più pesanti nella ristrutturazione delle società del gruppo Kering. Nell’Investor day di Firenze il ceo del gruppo francese, Luca de Meo, aveva detto che non c’era ragione di dismettere marchi, neanche McQueen (per la quale sicuramente c’erano state discussioni in tal senso, ndr). Se l’uscita di Testa sarà confermata, da capire chi nominerà il nuovo amministratore delegato.
Qual è il futuro della sostenibilità nell’industria della moda? La decisione di Burberry di far slittare di dieci anni l’obiettivo di zero emissioni nette (peraltro allineandosi a gruppi come Lvmh e Kering) arriva dopo che la settimana scorsa Shein ha ufficializzato l’acquisizione di Everlane, marchio che sulla trasparenza e sulla sostenibilità ha costruito tutta la sua storia.
L’operazione ha avuto molte critiche per le posizioni percepite opposte tra il nuovo acquirente e l’azienda acquisita. Tanto che, alla notizia della vendita, Michael Preysman, co-fondatore di Everlane (al momento della cessione il brand era di L Catterton), ha annunciato l’intenzione di dar vita a una nuova realtà con gli stessi principi di quella ceduta.
Mentre a Londra la più importante società britannica annunciava il rallentamento, a Milano il consorzio Aura Blockchain spiegava, invece, come in un momento in cui il settore del lusso si trova sempre più al centro di trasformazioni legate a sostenibilità, tracciabilità, AI e nuove aspettative dei consumatori, il tema della fiducia stia diventando un elemento strategico di differenziazione per i brand e in questa fiducia
la sostenibilità ha un ruolo centrale.
Come sempre le scelte, alla fine, dipendono dalla cultura, dalla spinta del mercato, dalle convinzioni personali degli imprenditori alla guida e, con tutta probabilità in questo caso, anche dall’arrivo alla guida delle aziende di generazioni più transnazionali e più abituate a frequentarsi e a condividere. Non a caso a Milano si è parlato di collaborazione come vantaggio competitivo e di cui il consorzio Aura è un esempio avendo messo allo stesso tavolo nomi come Lvmh, Prada, Otb, Cartier.
Così, se nel mondo anglosassone l’arrivo del presidente Trump ha segnato una brusca sterzata – inserendosi su un cambiamento che era già in nuce – per ora l’Europa (si veda anche l’accordo Zalando-Vestiaire Collective), e in particolare l’Italia, stanno dimostrando di non voler cedere terreno sul fronte della sostenibilità, anche a a dispetto dei casi di caporalato scoperti.
Forse a voce alta non molti lo vorranno dire, ma le indagini della magistratura sul lavoro nero – che in questi giorni hanno colpito il colosso statunitense delle costruzioni Caddell Construction impegnato nella costruzione del nuovo consolato americano a Milano per paghe sotto la soglia della povertà – hanno, sì, creato un pesante problema di immagine all’industria italiana che è prima nel mondo, ma allo stesso tempo hanno forse aiutato a tenere la barra dritta.
(Nella foto, immagine McQueen dal sito Kering)
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