diretto da Maria Silvia Sacchi

Luciano Benetton, le accuse al management e quelle tensioni mai sopite in famiglia

Il fondatore del gruppo lascia l’azienda e in una intervista al Corriere accusa il ceo senza mai dirne il nome. Il precedente del 2017. L’annunciato buco da 100 milioni, la precisazione di fonti vicine a Edizione e le preoccupazioni del sindacato

Luciano Benetton, le accuse al management e quelle tensioni mai sopite in famiglia

Luciano Benetton lascia definitivamente gli incarichi nel gruppo che lui stesso aveva fondato nel 1965 e lo fa appena compiuti gli 89 anni e in una situazione esplosiva. 

Ieri pomeriggio era iniziata a circolare la voce che Benetton fosse a un passo dall’addio, e si diceva che con lui fosse in uscita anche l’amministratore delegato Massimo Renon. La voce che girava sul mercato era che una parte della famiglia Benetton avesse chiesto a Luciano, il fondatore, di fare un passo indietro; cosa normale considerata l’età. Mentre il mandato di Renon era già in scadenza.

Niente che lasciasse presagire, insomma, lo scontro che emerge dall’intervista rilasciata al Corriere della Sera in edicola oggi, nella quale Luciano Benetton afferma che nei conti di Benetton Group c’è un buco da 100 milioni di euro (con relativi prossimi sacrifici) del quale incolpa il management della società.
Mentre gli avvocati di tutte le parti sono al lavoro, l’impressione è che, seppur nell’intervista si parli del management, la questione sia tutta interna alla famiglia Benetton, i cui effetti si vedranno più avanti. Intanto, per ora l’attenzione si sposta sull’assemblea del 18 giugno chiamata ad approvare il bilancio. Dopo una mattina passata senza risposte, nel pomeriggio fonti vicine al gruppo riprese dall’Ansa hanno fatto sapere che nell’assemblea del 18 giugno l’azionista Edizione “introdurrà la necessaria discontinuità nella gestione manageriale della società” e sarà avviato “un piano di riorganizzazione e di rilancio di Benetton Group”. Ma, soprattutto, dal gruppo veneto si tiene a chiarire – riporta sempre l’Ansa – che “la situazione contabile di Benetton Group non presenta un buco di bilancio, ma nei conti dell’anno è emersa una perdita significativa rispetto alle previsioni. Edizione, ha sempre supportato la società (350 milioni negli ultimi 3 anni) e continuerà a farlo nei prossimi anni”.

Nessun nome

Nell’intervista uscita questa mattina il fondatore del gruppo veneto dice di essere “stato tradito” dal management, di cui però non fa mai il nome, così come non dice chi fu il consulente che gli propose caldamente il nuovo ceo nonostante “un conoscente”, con “una telefonata accorata”, lo avesse sconsigliato. Nè spiega se i revisori in questi anni hanno mai avuto qualcosa da obiettare o altri si siano mai accorti di qualcosa che non andasse. (Dal sito del gruppo: “La Società adotta un sistema di governo societario in virtù del quale l’organo di gestione dell’impresa è il Consiglio di Amministrazione. L’Organo di Vigilanza in ordine al rispetto, tra l’altro, della legge, dello Statuto e dei principi di corretta amministrazione è il Collegio Sindacale, mentre la Società di Revisione è incaricata della revisione legale dei conti”).

Parlando del ceo, Benetton si limita a dire che nel 2019 “la scelta cade su un candidato che viene dalla montagna, mi fa simpatia, mi dico ‘scarpe grosse e cervello fine’”. La persona in questione è Massimo Renon, classe 1970, proveniente da Marcolin di cui era il ceo e prima ancora era stato in Ferrari, Safilo, Kering e, soprattutto, in Luxottica (qui il suo profilo sul sito di Benettongroup).

Il giudizio sul management

“O sono impreparati al punto da non saper comprendere i fondamentali dell’azienda, quindi in buona fede ma gravemente inadeguati agli incarichi che hanno ricoperto, oppure hanno deciso volontariamente di tenere nascosta la realtà dei fatti, e quindi omettendo informazioni preziose, fino al punto in cui non non hanno più potuto nascondere la verità. Ci sarà un’investigazione a riguardo“, preannuncia Luciano Benetton, sottolineando che “quello che è emerso e sta emergendo da settembre ‘23 è una vergogna“. Sono parole forti. 

Come detto, Benetton non fa nomi. Nell’intervista al quotidiano viene ricordato che nel 2012 il fondatore si era ritirato dagli incarichi operativi per occuparsi dei propri interessi personali. Benetton sottolinea di essere uscito “con la società in salute, con un fatturato di 2 miliardi e in utile”. E di essere rientrato nella società nel 2018 “solo dopo una forte insistenza da parte di mio fratello Gilberto, poco prima della sua scomparsa”. Edizione (la holding che controlla tutte le partecipazioni della famiglia Benetton e della quale i quattro rami familiari posseggono il 25% ciascuno) “non era riuscita a trovare una compagine manageriale di qualità. La società perdeva parecchio”, sono ancora parole di Luciano Benetton.

Qualche data per orientarsi

Luciano lascia per la prima volta la presidenza di Benetton group nel 2012 a 77 anni. A Luciano subentra come presidente esecutivo il figlio Alessandro, che era già in Cda. Ma Alessandro lascia la presidenza due anni dopo e nel 2016 esce anche dal Cda per divergenze strategiche – si disse all’epoca – con gli altri rami della famiglia rappresentati dai fratelli di Luciano:  Giuliana, Gilberto e Carlo e loro discendenti.

Dopo un breve rientro dello storico manager del gruppo Gianni Mion e di Francesco Gori, nel 2017 viene annunciato il ritorno di Luciano in Benetton, ritorno che formalmente avviene il 31 gennaio 2018.

Il 2018 è l’anno del crollo del ponte Morandi (agosto) e della morte di Carlo Benetton (luglio), il più giovane dei fratelli Benetton, seguita da quella di Gilberto (ottobre).

Le parole del 2017 e quelle di oggi

In una intervista a La Repubblica del 30 novembre 2017, il capostipite, allora 82enne, spiegava che “riprendo l’azienda con 81 milioni di passivo nel 2016. E quest’anno sarà peggio. Per me è un dolore intollerabile. È per questo che torno in campo insieme a mia sorella Giuliana, che ha 80 anni, e a Oliviero Toscani”. Assume la carica di presidente esecutivo. “La mia funzione – ha detto nell’intervista di stamani – in quel momento era quella di tutor per portare ad autonomia manageriale la società. Avessi avuto vent’anni in meno mi sarei impegnato in prima persona”.

Anche nel momento del suo primo ritorno in campo lanciò delle accuse, seppur più sfumate di quelle di oggi. “La gestione è stata malavitosa, ma non in senso criminale. Il bilancio è in rosso e gli errori sono incomprensibili. Come se chi governava l’azienda l’avesse fatto apposta”, spiegò a La Repubblica nel 2017. E tutti gli altri? gli viene chiesto? “Imboscati”, rispose il patriarca. “Non so trovare un’altra parola: imboscati per sopravvivere. Quando una bella azienda comincia ad andare male, il primo errore è sottovalutare la sofferenza della gente per bene. Nel declino, gli arroganti si fanno notare molto più degli altri, diventano ancora più spavaldi. In giugno è venuta da me una signora dell’ufficio vendite, scrupolosa e bravissima: ‘signor Luciano, io non ho nulla da chiederle e non so perché sono venuta, ma il fatto è che la notte non riesco più a dormire. Quando arrivo al lavoro neppure mi salutano. E mi lasciano lì senza far nulla’. Ho scoperto che come lei ce n’erano tanti: i migliori”. Episodi che si ritrovano anche nell’intervista di oggi. “Tra l’altro era da parecchio tempo che mi arrivava uno scontento interno ed esterno all’azienda per l’atteggiamento arrogante e poco capace dei nuovi dirigenti – ha detto Luciano Benetton al Corriere -. Frasi del tipo ‘abbiamo deciso noi e dovete attenervi’ che non siamo abituati né a sentire né ad utilizzare in azienda, danno la levatura della nuova compagine manageriale”.

Sindacati preocupati

La partita è solo iniziata. Intanto quei dipendenti così importanti, sono ovviamente in apprensione. Il mancato raggiungimento degli obiettivi per il 2023 da parte del gruppo Benetton era previsto, “ma non certo delle dimensioni indicate da Luciano Benetton nell’intervista al Corriere”, hanno sottolineato le organizzazioni sindacali di Treviso, che pure erano già al corrente che non sarebbero stati distribuiti i premi di risultato.

(foto di Luciano Benetton da Wikipedia)

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Maria Silvia Sacchi
Giornalista professionista. Ha lavorato per le principali testate italiane. Negli ultimi 23 anni è stata al Corriere della Sera, il più importante giornale italiano, per il quale ha seguito l’industria della moda e del lusso e le evoluzioni delle grandi famiglie imprenditoriali. In Rcs Mediagroup ha impostato e diretto il master in Management della Moda e del Lusso e gli Online Fashion Talks di Rcs Academy.