diretto da Maria Silvia Sacchi

Il Punto della settimana

Lvmh, la successione e quel pregiudizio verso l’Italia

Tre anni fa il Wall Street Journal censurava l’atteggiamento familistico delle (sole) aziende della moda italiana. Ma mentre in Italia si cambia, a Parigi si rimanda ancora

Lvmh, la successione e quel pregiudizio verso l’Italia

Mentre l’assemblea annuale di Lvmh era in corso e i cinque figli di Bernard Arnault illustravano uno dopo l’altro i business del gruppo, veniva in mentre un articolo del Wall Street Journal di pochi anni fa in cui si criticava la cultura familistica delle imprese della moda italiana e l’atteggiamento possessivo dei loro proprietari, aggrappati al comando delle aziende nonostante l’età avanzata.

Era un articolo che colpiva per la parzialità con la quale analizzava la situazione italiana rispetto a quella di altri gruppi e Paesi (qui il commento di ThePlatform)

Era il settembre 2023. Tre anni fa.  Da allora ad adesso diverse imprese italiane hanno fatto cambiamenti importanti; proprio la settimana scorsa, per esempio, Remo Ruffini – nel presentare dati in controtendenza – ha parlato del nuovo corso del gruppo Moncler avviato con l’ingresso di Leo Rongone, primo ceo di gruppo esterno alla famiglia.

Con l’assemblea di giovedì Bernard Arnault ha riaffermato con forza che il futuro di Lvmh dipende dalle decisioni della famiglia e allo stesso tempo – a 77 anni compiuti e con figli che vanno dai 51 anni di Delphine Arnault (primogenita) ai 28 anni di Jean (ultimogenito) – che non c’è un piano di successione in famiglia. Dal momento che si tratta del primo gruppo mondiale del lusso non è questione ininfluente per il settore, oltre che per il gruppo stesso. Aver rimandato la discussione a “tra sette-otto anni”, quando il fondatore avrà 85 anni e dopo aver già spostato due volte l’età della sua uscita, dovrebbe preoccupare il mercato, azionisti compresi dato che Lvmh è quotata. E dovrebbe far riflettere sul pregiudizio che ancora accompagna le imprese italiane. Ci sarebbero da dire tante cose, su un tema che conosciamo bene, ma essendo, questo, il punto della settimana appena trascorsa passiamo necessariamente ad altro.

Guardando un altro francese, Kering, i sindacati hanno giudicato preoccupante il piano presentato a Firenze dal ceo di gruppo Luca de Meo.

Il capoluogo toscano è tornato al centro dell’attenzione. Tra gli argomenti dei giorni scorsi, va segnalato l’arrivo di Fabrizio Freda come advisor strategico della famiglia Ferragamo nella holding Ferragamo finanziaria. Se si vuole restare sul tema delle età, Freda non è giovanissimo neanche lui, ma ha comunque quasi 10 anni meno di Arnault e nel suo cv ci sono 16 anni alla guida del colosso americano Estée Lauder (gruppo che ha attualmente in corso una fusione con il concorrente spagnolo Puig). La società fiorentina, uno dei marchi italiani più importanti, dopo anni di incertezza sembra aver intrapreso un percorso positivo. 

Restando ancora a Firenze, da guardare la nuova governance di Pitti con Ivano Cauli che rileva il ruolo ricoperto per trent’anni da Raffaello Napoleone (a cui è stata affidata la delega per

l’internazionalizzazione e le relazioni istituzionali).

Intanto, spostandoci di regioni, in attesa di un “cavaliere bianco” in Aeffe, cambiamenti interessano Slowear, marchio al cui fianco è scesa in campo Invitalia e che ha scelto un nuovo amministratore delegato. 

Sul fronte dell’internazionalizzazione, stante l’incertezza che caratterizza il mondo, la moda italiana punta sempre più sul Mercosur, e sul Brasile in particolare.

E mentre si guarda a nuovi mercati, dopo il test rappresentato dal Cosmoprof, anche il Salone del mobile ha dimostrato la forza e la centralità dell’Italia in alcuni settori, con oltre 300mila arrivi a Milano da tutto il mondo. Come se guerre, preoccupazioni energetiche e riassetti tra le potenze mondiali fossero lontani. Risultati che sempre più mostrano il cambiamento di attenzione e di interessi delle persone.

(Questo articolo accompagna la newsletter che ogni lunedì alle 7 di mattina arriva nelle caselle degli iscritti e viene pubblicata sul sito alcune ore dopo)

(Nella foto, l’inaugurazione del Salone del mobile al teatro La Scala)

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Maria Silvia Sacchi
Giornalista professionista. Ha lavorato per le principali testate italiane. Prima di fondare ThePlatform è stata per 23 anni al Corriere della Sera, il più importante giornale italiano, per il quale ha seguito l’industria della moda e del lusso e le evoluzioni delle grandi famiglie imprenditoriali. In Rcs Mediagroup ha impostato e diretto il master in Management della Moda e del Lusso e gli Online Fashion Talks di Rcs Academy.

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