I temi del 2025 / 3
Dazi, l’effetto non si è visto (per ora)
Le esportazioni negli Stati Uniti sono aumentate, ma secondo Luca Sburlati (Confindustria moda) e Marco Fortis (Fondazione Edison) bisogna aspettare il 2026. Intanto, però, le merci dall’Asia hanno fatto rotta sull’Europa. E le supply chain si riorganizzano
Se il 2026 si è aperto con la mossa degli Stati Unti sul Venezuela, il 2025 politico ed economico era stato inaugurato dall’annuncio di una successiva introduzione di dazi per le esportazioni negli Usa. Imposizioni tariffarie che sono poi state ufficialmente annunciate in aprile ed entrate in vigore nei mesi successivi tra trattative, cambi di rotta e revisioni. Dal momento che il mercato americano è il terzo per importanza per il sistema della moda italiana, consideriamo i dazi come il terzo tema che ha caratterizzato il 2025 e che continuerà a caratterizzare anche l’anno appena iniziato.
In realtà, dopo il grande scompiglio seguito agli annunci del presidente americano, i dazi sembrerebbero essere un po’ scomparsi dal dibattito dell’industria della moda in Italia, forse anche perché diversi altri temi – in primis quello riguardante la legalità nella filiera – hanno preso il sopravvento. E al momento, in effetti, non si è registrato un peggioramento delle esportazioni italiane in America. Anzi: nei primi nove mesi l’export del sistema del tessile-abbigliamento dell’Italia verso gli Usa ha registrato un aumento importante, +7,8%, ovvero 2,1, miliardi di euro. Lo stesso si può dire guardando l’andamento dei titoli delle società del lusso quotate europee, dove i segni negativi e i segni positivi davanti alle azioni dipendono con tutta evidenza da situazioni specifiche delle singole società. “Per adesso non è chiaro se i dazi abbiano avuto un impatto sui risultati delle società”, dice un analista. Va ricordato che la maggior parte delle società, fin dal primo momento, aveva deciso aumenti dei listini americani per assorbire i maggiori costi di esportazione. Il primo era stato Hermés con un rialzo del 10%, ma come lui hanno fatto molti altri (da Richemont a Gucci e Otb). Una situazione particolare ha vissuto l’orologeria, dal momento che la Svizzera che si è vista imporre un dazio del 39%, uno dei più alti in Occidente, ridotto al 15% lo scorso novembre dopo mesi di negoziazioni tra i due Paesi.
Insomma, molto rumore per (quasi) nulla? Luca Sburlati, presidente di Confindustria moda, frena. “Vorrei capire la situazione a bocce ferme – dice – perché l’effetto dei dazi si dovrebbe iniziare a sentire a partire dagli ultimi mesi del 2025 (i dazi nei confronti dell’Europa sono stati introdotti in estate, ndr). Io immagino che un effetto anche percentuale ci sarà”. Sulla stessa linea Marco Fortis, economista vice presidente di Fondazione Edison: “Parlando in generale delle esportazioni dell’Italia verso gli Stati Uniti, nei primi nove mesi del 2025 l’Italia ha avuto una performance migliore della Francia, della Germania e della Spagna, e questo grazie soprattutto alla farmaceutica. Ma quello che sarà davvero l’impatto dei dazi americani sull’Europa lo vedremo nel 2026 purtroppo”. Il 2025, spiega infatti Fortis, è stato un anno anomalo, durante il quale si è registrato un accaparramento di beni (dalla meccanica alla farmaceutica) per creare scorte prima dell’introduzione effettiva dei dazi. La moda con il suo rinnovarsi ogni sei mesi può, forse, avere almeno parzialmente una storia diversa, ma per Sburlati c’è un segnale da tenere sotto osservazione ed è l’andamento particolarmente positivo delle società nordamericane della moda, sia nel segmeneto luxury che premium luxury. “Non parliamo solo di nomi come Ralph Lauren o Coach – dice il presidente di Confindustria moda -. Ci sono tanti marchi, magari da noi sconosciuti, che stanno funzionando molto bene sul mercato interno. D’altra parte, un buyer di fronte a situazioni che cambiano prova a immaginarsi soluzioni nuove”.
Direzione Europa
In attesa di vedere se ci saranno cambiamenti nelle esportazioni, un paio di conseguenze certe però si sono avute. La prima è il cambiamento di direzione preso dalle merci prodotte nei mercati asiatici, i Paesi più colpiti da Trump. In questo caso il cambiamento è partito dalla decisione del presidente americano di eliminare l’esenzione de minimis per i pacchi sotto gli 800 dollari che fino allo stop di Trump potevano entrare negli Stati Uniti senza pagare imposte doganali o essere sottoposti a controlli approfonditi. Pacchi che si sono riversati in Europa facendo esplodere il problema dell’ultra-fast fashion al quale l’Italia e l’Europa stanno cercando di mettere un freno. “È arrivata una marea di merce, in particolare durante il Black Friday in Italia e in Europa, a prezzi assolutamente sotto costo, un invasione”, ricorda Sburlati. Il secondo effetto della politica economica americana è riassestamento delle supply chain.
(Terzo e ultimo di una serie di articoli sui principali argomenti che hanno toccato l’industria della moda nel 2025. Il primo articolo è stato pubblicato il 14 dicembre, “Da Prada a Zegna, crescono i passaggi in famiglia“, il secondo il 27 dicembre “Carpolato, una mina sull’industria della moda“)
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